FERMIAMO IL NUCLEARE

Il Jane Goodall Institute Italia ha deciso di far parte del comitato Fermiamo il nucleare, perché ritiene fermamente che il nostro Paese debba e possa fare uno sforzo maggiore a sostegno delle energie rinnovabili come il solare e l’eolico ben prima di avventurarsi in un progetto rischioso come quello che può rappresentare il nucleare.

Non possiamo non tenere conto anche delle ultime sconfortanti e gravi notizie sul disastro ambientale nel Golfo del Messico che ci devono mettere in guardia sull’incentivo allo sviluppo di fonti energetiche tradizionali innegabilmente pericolose e dannose. Non siamo in grado di governare senza rischi alcune tecnologie e alcune fonti energetiche, gli interrogativi sono troppe tenendo anche conto di errori umani e fatalità. Proprio per questo abbiamo il dovere di promuovere percorsi diversi che, come già noto, non presentano incognite di cui non conosciamo gli sviluppi, ma alternative già sperimentate e avviate con successo in numerose realtà.

Questa nuova battaglia del Jane Goodall Institute Italia al fianco di altre Associazioni ci coinvolge tutti e ci chiama ad agire subito per un futuro che è già alle porte e non possiamo far finta di non vederlo.


Dal comitato “vota si per fermare il nucleare” un nuovo punto di partenza
VERSO IL FORUM ITALIANO PER L'ENERGIA
PER LA RIVOLUZIONE ENERGETICA NELLA PROSPETTIVA APERTA
DALLA CULTURA DEI BENI COMUNI”

Con il Referendum, quello che potremmo definire “l’equivoco del nucleare” è stato spazzato via dall’agenda politica ed energetica.
Questo è il punto di arrivo di una straordinaria e vincente campagna referendaria. Oggi abbiamo la possibilità di individuare un nuovo punto di partenza.
La vittoria è stata determinata da una molteplicità di fattori, ma in questa sede è importante per noi sottolinearne soprattutto due.
Il primo. Nel corso della campagna referendaria è emerso in modo palese il sostegno popolare, trasversale ai partiti, alla “visione” di una nuova economia e di un nuovo modello di sviluppo fondata sull’energia distribuita e su un uso diverso dell’energia, in altre parole su fonti pulite e rinnovabili e sull’efficienza e il risparmio energetico. Su questa visione, per oltre metà degli Italiani, si deve basare il futuro del Paese. E ciò che è più importante è che tutto ciò è stato visto come un’alternativa vera e concreta al nucleare.

Il secondo. Questa campagna referendaria ha visto emergere una società in movimento, che ha espresso una nuova politica fatta di pratiche e metodologie originali, insieme al ridimensionamento del potere assoluto delle TV a favore della riscoperta di strumenti di propaganda e informazione basati sul dialogo ed il convincimento diretto di milioni di persone, accanto all’uso dei social network e della rete. Tutto ciò è potuto avvenire perché è esploso nel paese un nuovo bisogno di partecipazione e di impegno che si è nutrito di uno straordinario interesse per i beni comuni.

La campagna referendaria ha quindi costituito una formidabile occasione perché si recuperasse il dibattito e l’elaborazione a livello territoriale su questioni strategiche, nazionali e globali: questo rende possibile, oggi, intrecciare le esperienze locali in un ambito più collettivo e in una prospettiva di nuova mobilitazione sociale e culturale a scala nazionale.
Per tutto ciò oggi è possibile parlare di un nuovo punto di partenza. A due condizioni. Che si valorizzi la varietà e ricchezza di posizioni e approcci. Che non si rinunci ad un’azione unitaria ed efficace una volta individuato lo scenario condiviso.
Tale scenario può essere sintetizzato nella contemporanea presenza sulla scena mondiale della crisi economica e di quella climatica che disegnano il nostro campo d’azione intorno a tre grandi questioni tra loro intrecciate: lo sviluppo delle rinnovabili, del risparmio e dell’efficienza energetica, la risposta ai cambiamenti climatici, le opportunità di lavoro e di modifica degli stili di vita che tutto ciò determina. Grazie a questi scenari oggi è concretamente possibile costruire una nuova economia fondata sulla sostenibilità ambientale, a basse emissioni di CO2, ed un modello di produzione distribuita dell’energia, partendo dal riconoscimento che stiamo vivendo nella prima fase di una vera e propria rivoluzione energetica, alla ricerca di un diverso paradigma di gestione delle risorse, che superi anche la dicotomia pubblico-privato. L’Unione Europea, ad esempio, sta elaborando una RoadMap per la decarbonizzazione al 2050. Si tratta di una vera rivoluzione, con il completo affrancamento dal carbone e dal petrolio che hanno costituito la base della rivoluzione industriale degli ultimi 200 anni. L’esito però di questa storica battaglia è tutt’altro che scontato: anzi, è già in atto un’offensiva tesa a rilanciare l’uso del carbone e mantenere inalterato il peso dei combustibili fossili.
Dobbiamo anche sapere che la rivoluzione energetica non è un processo tecnico, ma richiede un ripensamento profondo dei processi sociali e dei modelli culturali. Serve perciò rilanciare un grande investimento nella formazione di un nuovo patrimonio di conoscenza e di consapevolezza delle persone, che passa sia attraverso un rilancio del sistema di istruzione e ricerca sia attraverso il recupero dei saperi delle comunità. Serve pensare a forme nuove e originali di mobilitazione sociale, capace di tenere insieme le associazioni con i gruppi di acquisto solare, le imprese con il governo del territorio, i piani di riqualificazione energetica delle città con la produzione distribuita di energia pulita, l’apertura di concrete prospettive di futuro per i giovani con il rilancio del lavoro a partire dal ruolo dei lavoratori nell'intervenire sui cicli produttivi e sui prodotti nella prospettiva di una riconversione energetica.
Sono obiettivi e prospettive ambiziosi. Tanto più che oggi in Italia, a differenza che nella maggior parte dei paesi europei, non esiste alcuna strategia e programmazione, né sul Clima e la riduzione delle emissioni climalteranti, né sull’energia. Sono necessarie scelte strategiche e settoriali di Governo e Parlamento, con un ruolo attivo delle Regioni e degli Enti Locali che partano dal chiaro obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica in tutti i settori energetici (produzione elettrica e industriale, terziario, trasporti, riscaldamento e agricoltura).
La forza che abbiamo accumulato durante la campagna referendaria può trasformarsi oggi in un grande movimento popolare che costruisca uno spazio pubblico partecipato capace di produrre risposte concrete alle sfide che abbiamo delineato, tenendo insieme energie pulite, clima, lavoro, ricostruendo un'idea di futuro che abbia al centro il benessere comune.

Oggi possiamo aprire un percorso originale e ci possiamo muovere su più piani:

  • iniziativa forte ed incisiva contro il carbone a partire da una iniziativa nazionale da tenersi a Porto Tolle in autunno.

  • appoggio alla Proposta di legge di iniziativa popolare SVILUPPO DELL’EFFICIENZA ENERGETICA E DELLE FONTI RINNOVABILI PER LA SALVAGUARDIA DEL CLIMA, per chiedere che la nuova Strategia Energetica e Ambientale Nazionale sia fondata sugli obiettivi europei di riduzione delle emissioni climalteranti entro il 2020 e sull’obiettivo di completa decarbonizzazione al 2050, sostenuta da un processo partecipato di consultazione che veda il coinvolgimento di tutti gli attori sociali (organizzazioni non governative, sindacati, aziende, cittadine e cittadini) e delle istituzioni locali e regionali.

  • Avvio di un percorso di confronto con i sindacati sulle opportunità di coniugare la sfida energetica con il lavoro.

  • Promuovere una conferenza nazionale per l'energia che elabori un Piano Energetico Nazionale, partendo dall’attuale overcapacity nella produzione elettrica, per puntare alla progressiva sostituzione dell’uso di combustibili fossili con le fonti energetiche pulite e rinnovabili, nel quadro di una generale riduzione del consumo di energia e un uso più efficiente dell’energia stessa.

  • messa in campo di piani energetici locali, in particolare per le grandi aree urbane, che sulla base di regole chiare individuino le priorità e le scelte strategiche, minimizzando l’impatto nell’uso del territorio.

  • iniziativa autunnale per una Strategia Energetica e Ambientale che tagli le emissioni di gas climalteranti globali e locali, oltre che le emissioni dannose per la salute, che rilanci l’attenzione in Italia per i cambiamenti climatici e le urgenti e conseguenti azioni che rispecchino la giustizia climatica a livello nazionale e internazionale, mobilitando il popolo delle rinnovabili, del risparmio e dell’efficienza.

  • strutturazione di un Centro Studi, che accompagni le elaborazioni territoriali e avanzi proposte per la convocazione di una conferenza nazionale e la predisposizione di un vero e proprio piano energetico per l’Italia, ponendo l’obiettivo ambizioso, come già ha fatto la Germania, della produzione di energia da fonti rinnovabili all’80 % entro il 2050, con la contestuale riduzione del consumo energetico da fonti fossili.

  • prosecuzione della mobilitazione antinucleare sia per tenere sotto osservazione il nucleare che già c’è (dal decomissioning alla presenza di uranio impoverito o in ogni modo riprocessato), sia per lavorare con il movimento antinucleare europeo.

  • partecipazione alla cinquantesima Marcia della Pace Perugia-Assisi perché la necessità di approvvigionamento energetico e la dipendenza da fonti esauribili e geolocalizzate continua ad essere, insieme al bisogno di acqua, la causa principale di molteplici conflitti.

Sulla base di questi elementi l'assemblea decide di riconvocarsi entro il mese di settembre 2011 per proseguire l'esperienza unitaria della campagna referendaria, promuovendo la costituzione di comitati territoriali aperti in un percorso nazionale verso la costituzione di un forum italiano per l' energia, per la rivoluzione energetica nella prospettiva aperta dalla cultura dei beni comuni.


COMUNICATO STAMPA

Comitato Nazionale “Fermiamo il nucleare. Non serve all’Italia”
IL NUCLEARE NON SERVE ALL’ITALIA E NON E’ GRADITO AGLI ITALIANI
“SIA GARANTITA LA PAR CONDICIO DELL’INFORMAZIONE”

“Il nucleare non serve all’Italia e non è gradito agli italiani.”

Lo affermano le associazioni del nascente Comitato Nazionale Fermiamo il nucleare. Non serve all’Italia, in replica alle dichiarazioni del ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito.

“La scelta di ritornare all’atomo è anzitutto sbagliata sul piano energetico, considerata l’attuale produzione nazionale e le grandi potenzialità del Paese sotto il profilo dell’efficienza e del risparmio energetici e dello sviluppo delle fonti rinnovabili.”

Si tratta inoltre di una strada che continua a essere altamente rischiosa anche rispetto ai cosiddetti ‘reattori di terza generazione’ e al problema ancora irrisolto del deposito sicuro delle scorie radioattive.

Tutto questo gli italiani lo sanno bene, avendo già a suo tempo rappresentato un chiaro e forte dissenso alla strada nuclearista e tornando oggi a dare testimonianza della propria contrarietà, come emerge dai numerosi sondaggi sul tema.

Al Governo diciamo che sul nucleare non servono campagne di propaganda e opere di ‘convincimento’, peraltro finanziate con il denaro pubblico, ma un’informazione corretta e scientificamente fondata.

È per questo che ai mezzi di informazione chiediamo fin da ora di garantire, su un tema così serio e delicato, uno spazio equo e bilanciato per tutte le posizioni.

Roma, 28 aprile 2010
Contatti stampa 06 84497213, 377, 265
Il Comitato Nazionale “Fermiamo il nucleare. Non serve all’Italiaè costituito dalle seguenti associazioni: Accademia Kronos, Ambiente e Lavoro, Amici della Terra, Associazione Mediterranea per la Natura, Comitato SI alle energie rinnovabili NO al nucleare, Fare Verde, Forum Ambientalista, Greenpeace, Italia Nostra, Jane Goodal Italia, Lav, Legambiente, Lipu, Mountain Wilderness, Pro Natura, VAS, WWF Italia.

 

 

 

 

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